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lunedì 20 marzo 2017

BESTIE DI SCENA

[Bestie di scena di Emma Dante]


Così, nudo e crudo.
Nudo come è il corpo, crudo come è lo sguardo.
Il mio sguardo posato impietosamente su me stessa quando mi sono accorta di quanto avessi chiamato a raccolta tutto ciò che so, tutto ciò che ho imparato, tutto ciò che ho compreso,
tutto,
pur di non sentire l'unica cosa che c'era da sentire: la vergogna.

Un faro sparato addosso,
uno schiaffo in piena faccia,
uno sputo negli occhi.

Guarda. Guardati.

Siamo così belli quando ci riduciamo ad essere quello che siamo,
vulnerabili.
Ridursi all'essenziale è faticoso, a tratti doloroso, mai liberatorio.

Nel rendermi vulnerabile li ho amati.
Ciò che ci può liberare, forse, è la responsabilità.
E di niente posso essere responsabile se non dei miei occhi.





martedì 28 febbraio 2017

SCUSI, SCENDE ALLA PROSSIMA?

Amo la gente, non tutta tutta, ma in generale la gente mi interessa, mi incuriosisce.
Diciamo così, a meno che tu non me ne dia motivo, cara la mia gente, io non ti odio.

E così è stato che, entrando in metro, ho aguzzato l'orecchio, ho ruotato l'occhio a sinistra e l'ho visto:
Coppoletta scura, baffi, armonica a bocca, scatolettina di monete ad accompagnare il ritmo della melodia, gilet nero, pantaloni scuri di fustagno.

D'istinto me ne sono allontanata, come se una vocina sottile mi avesse sussurrato "vai, bella"
Ho messo due vagoni tra me e lui.
E invece no.
Mentre guardavo le scarpe psichedeliche di una ragazzina, alle mie spalle, una voce baritonale
"Signorina, mi scusi"
"Si"
Baffi
"Qual è la fermata per la felicità"
Touchée! AH!
"Eh, bella domanda, non lo so. Ma mi sa che nessuno lo sa. Mi sa che tocca provarle tutte"
Neri, i suoi occhi sono neri.
"Sagace! (ha detto sa-ga-ce)
di solito la gente guarda il tabellone per cercare la fermata, la gente non ascolta!"
Lui lo chiede, perché alla felicità non ci crede più ma, magari, qualcuno lo sa dove si trova.
"Vede signorina, ho visto la felicità per un attimo, l'ho seguita, e quando ho allungato la mano per prenderla non c'era più. Davanti a me si è aperto un baratro (ha detto ba-ra-tro) nero e ci sono caduto dentro. E non ne uscirò mai più"

Non ho trovato parole che non suonassero stupide.
Alcune sono riuscita a tacerle, a onor di decenza.
Solo tanti auguri, di cuore, che almeno torni la speranza.

"Piacere sono Daniel"
"Piacere mio, sono la Cincia"

mercoledì 1 aprile 2015

PENELOPE ALLA GUERRA

FARE è uno stato attivo. E' un'affermazione positiva. Ho il pieno controllo e procedo verso uno scopo o una speranza o un desiderio. Non c'è paura. nei termini di una relazione, va tutto bene, tutto è tranquillo. Sono una buona madre. Sono generosa e premurosa -sono colei che dà, colei che provvede. E' il "Ti amo", qualunque cosa accada.

DISFARE è sfasciare. Il tormento che le cose non siano a posto e l'angoscia di non sapere che fare. Nel tentativo di trovare una risposta, può aversi una distruzione totale, oppure una terribile violenza, digradante in depressione. Si resta immobili di fronte al montare della paura E' la vista del fondo del pozzo. Nei termini di una relazione con gli altri, ci è rifiuto totale e distruzione. E' il ritorno del rimosso. Getto via le cose, le rompo, i rapporti sono spezzati, Sono la cattiva madre. E' la sparizione dell'oggetto amato. La colpa spinge ad una profonda disperazione e passività. Ci si ritira nella propria tana per elaborare una strategia, riprendersi, riorganizzarsi.

RIFARE significa che è stata trovata una soluzione al problema. Può non essere la risposta definitiva, ma c'è un tentativo di andare avanti. Ci vedi più chiaro. Sei di nuovo attivo. Hai ritrovato fiducia. Nei rapporti con gli altri, riparazione e riconciliazione sono state raggiunte, Le cose sono tornate alla loro normalità. C'è di nuovo speranza e amore

[Louise Bourgeois]



Perché il plasmare, il trovar forma, per me è un viaggio etico e non estetico.


giovedì 4 luglio 2013

OLTRE

Oltre la paura di essere nuda davanti al boia.
Oltre la vergogna di essermi masticata e poi sputata.

Nuda. Tanto non mi guardi.
Nuda. Tanto non mi vuoi.
Nuda. Avanzo inesorabile tra le fauci del boia.

Un centimetro, ancora uno.
Sono arrivata fin qui e non è successo niente.
Un centimetro ancora, uno.

Brividi. E' freddo, non è paura.
E così mi sento:
ti sfido e fremo, mi sfido e non capisco.

Nuda. Tanto non mi guardi.
Nuda. Tanto non mi vuoi.
Cieca. Tanto non mi vedi.

E nemmeno io ti vedo.
Guardo solo la mia mano.
E sono tuta nella punta di quelle dita.

Qui. Ora o mai più.
Qui. Davanti a tutti e davanti a nessuno.
Nuda. Apro gli occhi e sento forte di essermi salvata.

domenica 25 novembre 2012

IL PELO DELL'ACQUA

Resto in superficie,
galleggio sulla pelle delle cose e delle emozioni.
Faccio come se fosse leggerezza.
Come se...

mercoledì 7 novembre 2012

DI TUTTE LE COSE DATABIILI E INDATABILI

Ma quando è successo? Ieri pomeriggio, la settimana scorsa, due mesi fa...
Chiedimi
"quando hai comprato questi stivali?" ed io ti dico "la scorsa settimana"
(e infatti mi fanno un po' male)
"quando ti è caduto il primo dentino?" ed io ti dico "mai, me li hanno tolti tutti con la forza"

Adesso ti faccio io una domanda.
Quand'è che si comincia a sottolineare, evidenziare, incorniciare,
perché un giorno
se e quando qualcuno -magari tu stesso- ti chiede "ma..."
tu saprai cosa dire?
Ricordare è da grandi, è da gente che ha già capito che ci si può voltare indietro a guardare
e che indietro e dentro, a questo punto, non sono due cose così distanti.

E poi ci sono le cose che sono sempre state così. Abitudini? Certezze? Perché no.
Ad esempio le somme di piccoli eventi -le tante carezze, i tanti abbracci, le tante sgridate.. un po' meno schiaffoni- che si stratificano a formare quell'affetto, quel sentimento, quell'idea di noi.
Tutte le carezze non te le ricordi ma poco importa, perché se anche ne togli una il risultato non cambia.(anche se avrei fatto volentieri a meno di qualche sberlone!)

Un giorno, non dico come tutti ma sicuramente come tanti, rispondi ad una telefonata potenzialmente canonica e succede: realizzi che non sai quando, ma qualcosa è cambiato.
Lui che è sempre stato quello equilibrato della famiglia, quello che non si agitava mai per niente e soprattutto mai sull'onda dell'emozione dilagante del momento, quello che se ne andava a dormire perché "per affrontare una situazione difficile bisogna essere riposati",
lui adesso (a-des-so, bah!) urla nel cuore della notte.

"Perché?"
"Perché vedi, con l'età le cose cambiano, le prospettive anche ed i pensieri si arrovellano..."

" Si ma...quando è successo? "



martedì 10 luglio 2012

LUI




che tra il prosciutto e la crema di whisky sceglieva la crema di whisky!
che non sapeva saltare e allora mettevo lui sull'armadio e la pappa per terra...e mo, fammi vedere!
che silenzioso come un ninja fregava la sogliola (messa a scongelare sul davanzale, ma dico io...) per la pappa del nipotino della vicina!
che ha squartato un mio ex fidanzato saltando dall'ultima mensola ed appendendosi a quattro zampe alla sua schiena. mi è sembrato di intuire che non approvasse la nostra unione (e detto tra noi aveva ragione!)
che se i piccioni si attaccavano alla persiana mi chiamava per mandarli via (sempre stato dinamico il culone e soprattutto dotato di grande istinto predatorio "allora, li cacci sti rompimaroni?!?")
che per poco non mi fa morire di infarto. Credevo fosse sangue quello sparso in giro per il pavimento, poi ho seguito le tracce e portavano dritte dritte al pentolino del ragù...vuoto!
che non mi potevo alzare da tavola senza presidiare il piatto. un attimo di distrazione e ci si ficcava dentro muso e zampe a fare scarpetta grrrrrrrrrr
che se gli davo da mangiare qualcosa che non gradiva con grande stizza si girava di spalle e, culo alla ciotola, faceva finta di sotterrarla. come dire "sta merda te la mangi tu!"

che ha più nomi di dio:
torakiki!
michu-pichu, perché a tratti non è proprio sveglio sveglio, è un po' un picio!
ciccia-nitza, perché è sempre stato un gran trippone!
adesso pesa si e no 3kg, se non fosse per il pelo folto sarebbe un niente.
non mangia più.niente.fa sempre le scenate alla mario merola perché vuole mangiare ma poi, davanti alla ciotola, lecca qualcosina e se ne va sconfitto.
non lecca nemmeno più il mio piatto.
cazzo, c'era la ricotta...un tempo avrebbe sacrificato volentieri un mio dito pur di sbafarsela in due leccate!

ha tutto e niente pora stella, ha sedici anni, è tutto.
e non c'è cura per il tempo che passa, nemmeno per i mici rossi grassi e ciula.
sono io quella che non se ne fa una ragione.

mo, tipo, che con quaranta gradi mi dorme sui piedi...
in un altro momento gli avrei dato una bella pedata.
e lui sarebbe tornato all'attacco.
ed io gli avrei dato un'altra pedata.
e saremmo andati avanti così fino allo sfinimento.

e invece grondo in silenzio e resto immobile
perché tanto lo so che tra un po' si alza e si va a mettere dietro la poltrona.

ecco. si è sdraiato sul letto. meglio.

(mai scritto tanto in vita mia, ma sedici anni sono sedici anni. pardon!)


venerdì 9 marzo 2012

C'ERA UNA VOLTA....

[Laricchia]

Dietro al velo c'è un regno da difendere...

mercoledì 22 giugno 2011

NINNA OH NINNA OH

Non voglio addormentarmi
per non sognare.

Bimba
che non vuole arrendersi al buio
perchè è lì che vivono i vampiri.

Donna?
che non vuole lasciarsi andare
perchè lì dove si assottigliano le difese
la pelle è più bianca e sottile
e lì i denti che affondano fanno più male.

venerdì 10 giugno 2011

PAROLE ED OPERE


Cercando alla cieca,
indecisa se fuggire carponi o andare incontro a testa alta,
se far di tutto per capire o far finta che sia niente,
sono inciampata in una pagina di "disambiguazione" (azz...però!)

ABUSO: dal latino "abusus" derivato da ab uti -usare male-
termine che indica un uso sbagliato.

ABUSO SESSUALE: L'uso improrpio di un'altra persona o di animali per scopi sessuali,
generalmente senza il loro consenso o sotto pressione fisica o psicologia.

A vole fare le cose per bene, come è uso, delle persone non si potrebbe abusare per definizione.

Detto questo, sono più confusa di prima

mercoledì 25 maggio 2011

E ANCORA NON MI TROVO


Sono appena riuscita a districarmi tra
tosse febbre piumoni rame tisane caldo goccine sciroppo di lumache freddo mielato  di licheni
ed è bastato un attimo,
un invito a lungo trattenuto in sospeso e poi un "si"
lasciato cadere forse con troppa non chalance,
ed è  bastato un +1 per ritrovarmi in giostra.

Che vuoi che sia un +1...
Aggiungi un posto a tavola!
e dove mangiano in n mangiano anche in n+1.

Ma non tutti i +1 sono uguali,
ognuno è un +1 a sé!

Mi sono distratta un attimo e tanto è bastato al dubbio, bastardo, per strisciare
e poi sdraiarsi comodo "scusa, hai intenzione di trattenerti a lungo?"
E se quel +1 non fosse così neutrale-indifferente-anonimo?
E se quel +1 fosse proprio il +1 che dico io?

Non so cosa rispondere
Non so cosa aspettarmi
E' chiaro: non so cosa voglio.

Forse, ma forse, ma forse
ho solo voglia di piantare un bel casino!

Forse, ma forse, ma forse
mi sa che mi passa la fame!

lunedì 23 maggio 2011

MI SONO PERSA


E' fine maggio,
fa un caldo che sembra luglio
ed io e tossisco come a gennaio.

E' lunedì,
non sto malissimo
ma ho troppa paura che la cosa degeneri,
non vado in ufficio e rimango a letto.

 Bevo tè caldo e miele,
Ciuccio Rame e Tee Tree.
Per l'occasione ho anche rispolverato il piumone.
Son qua che mi sto sciogliendo,
mica lo so se mi fa poi così bene.

Si intuisce che sono un pò confusa?




 

giovedì 16 dicembre 2010

VOLENTE O NO-LENTE


Basterebbe permettere ai desideri di farci compagnia,
di scaldarci le mani e il cuore

Basterebbe non piantare i desideri come bandierine
ad indicare voragini

Basterebbe non farsi schiacciare dal senso di vuoto e dalla mancanza,
dal non avere ancora o dal non avere più
poco importa.

Basterebbe mettere a fuoco lo sguardo!

venerdì 3 dicembre 2010

PARTO

so dove vado ma non so quel che trovo
so solo quel che temo.




giovedì 11 novembre 2010

E-SPUGNA-TEMI!


Mi sembra di star qui a suggere tutti i mali del mondo.

Non c'è dolore, non c'è ansia, non c'è proccupazione
che mi passa di fianco che non diventi mia.

Non è empatia, è contagio;
Non è altruismo, è essere in balia;
Non è condivisione, è vuoto.

Adesso mi servono bastioni, mura, contrafforti,
un ponte levatoio con gli ingranaggi ben oliati,
una sentinella senziente e lungimirante,
un giullare, un mago, un musico che allieti le mie giornate e le mie sere.

Stanotte ho sognato che mi tuffavo da Castel Sant'Angelo...

 

martedì 26 ottobre 2010

CARA CARA

cara la mia mamma
perchè demonio ladro di un giuda porco non mi chiami???
domenica sera mi hai detto "domani...speriamo"
ed è da ieri che aspetto....e spero

domenica 24 ottobre 2010

COMPITI PER CASA

La traccia è chiara, nessuna ambiguità,
nessuna via di fuga che mi permetta di andare fuori tema.


Non posso inventare,
non posso mentire,
non posso che dire la verità.


Ogni parola, ancora non scritta ma pensata e ripensata milioni di volta, è una coltellata.
"Bambino ti pianto un coltello in gola"
disse l'uomo mentre aspettava la cena.
Alla bambina seduta al suo fianco fece tanta paura,
ma non disse niente.
Un sussulto, un brivido ghiacciato lungo la schiena, eppure non si mosse neanche.
Un baratro che si spalanca e si richiude davanti ai piedi e al domani
come un presentimento, come un macabro avvertimento.
Da brava bamina finì la sua cena.


E dopo quella ce ne furono tante altre ancora...
fino a quando non arrivò la coltellata.


 



lunedì 2 agosto 2010

SOTTOSOPRA

Come ribaltare un cassetto...


lo prendi, lo tiri fuori dalle guide
e lo ribalti sul pavimento.


Passato e presente si mescolano
e non capisci più cosa è vero e cosa non lo è più.


 

martedì 22 giugno 2010

IO VULESSE TRUVA' PACE









Io vulesse truvà pace;


ma na pace senza morte.


Una, mmieze'a tanta porte,


s'arapesse pè campà!


 


S'arapesse na matina,


na matin' 'e primavera,


e arrivasse fin' 'a sera


senza dì: "nzerràte llà!"


 


Senza sentere cchiù 'a ggente


ca te dice:"io faccio...,io dico",


senza sentere l'amico


ca te vene a cunziglià.


 


Senza senter' 'a famiglia


ca te dice: "Ma ch' 'e fatto?"


Senza scennere cchiù a patto


c' 'a cuscienza e 'a dignità.


 


Senza leggere 'o giurnale...


'a nutizia impressionante,


ch'è nu guaio pè tutte quante


e nun tiene che ce fà.


 


Senza sentere 'o duttore


ca te spiega a malatia...


'a ricett' in farmacia...


l'onorario ch' 'e 'a pavà.


 


Senza sentere stu core


ca te parla 'e Cuncettina,


Rita, Brigida, Nannina...


Chesta sì...Chell'ata no.


 


Pecchè, insomma, si vuò pace


e nun sentere cchiù niente,


'e 'a sperà ca sulamente


ven' 'a morte a te piglià?


 


Io vulesse truvà pace


ma na pace senza morte.


Una, mmiez' 'a tanta porte


s'arapesse pè campà!


 


S'arapesse na matina,


na matin' 'e primavera,


e arrivasse fin' 'a sera


senza dì: "nzerràte llà!"


E. De Filippo